CHI SONO

Dare spazio alla creatività è sempre stato importante, nella mia vita.
Fa parte di me e si riflette in ogni aspetto della mia quotidianità: amo esplorare ogni giorno ciò che mi circonda, cogliendone con i sensi bellezza e armonia e scoprendo i dettagli che rendono ogni cosa unica e diversa dalle altre, dalle texture più inusuali e suggestive, alle innumerevoli sfumature cromatiche.

Ho studiato Comunicazione Visiva, lavorando in seguito per diversi anni come arredatrice d’interni. Dopo la nascita della mia prima figlia ho deciso di dedicarmi completamente all’arte, rendendolo un lavoro oltre che una passione e intrecciandolo perfettamente con il ruolo di mamma.

Il mio lavoro artistico esplora abbinamenti cromatici di grande intensità espressiva e texture vibranti, con una meticolosa attenzione ai dettagli e un approccio sperimentale nell’utilizzo dei materiali, quali corteccia, pietra, fili metallici, foglia d’oro, quarzite, licheni, stucchi, tessuti, ferro e acciaio CORTEN.

Ogni mia opera è tesa a raggiungere quel delicato equilibrio che rende unica e perfetta la sintesi tra gli opposti: amo bilanciare e far dialogare tra loro elementi apparentemente contrastanti, come la raffinatezza delle sfumature e delle gradazioni tonali della pittura a olio, insieme all’utilizzo di texture vitali e materiche e inserti scultorei e tridimensionali.

Le emozioni e la soggettività sono al centro del processo creativo, per dare forma a ciò che fino a quel momento esisteva solo dentro di me; per far vivere sulla tela sensazioni e concetti, sprigionando il potere comunicativo e sublimante dell’arte.

Quel che cerco sopra ad ogni cosa, è dare voce agli elementi che insieme compongono l’opera – colore, texture e design – per trasmettere allo spettatore emozioni e suggestioni profonde, permettendogli di immergersi in nuove e irripetibili realtà espressive.

“Concrezioni di colore, trame, crepe ora decise, ora irregolari solcano le superfici delle opere di Chezia Pinna: come ferite aperte sull’epidermide della materia, i tagli segnano un momento unico ed epifanico; rivelano verità nascoste e disillusioni del vissuto dell’artista.
In una sorta di rito catartico, le emozioni e le sensazioni provate sulla propria pelle vengono liberate, prendendo nuova forma e sostanza. E nello spazio sublimante dell’opera d’arte, le fratture sono riparate e rivitalizzate dall’oro, che le rende nuove epreziose. Come tratti distintivi, cicatrici bellissime, simbolo di resilienza e unicità. Facendo tesoro degli insegnamenti dell’antica arte giapponese del kintsugi, Chezia Pinna traspone se stessa nella sua arte, rivelando una delicata sintonia con le capacità comunicative dei materiali naturali – come pietra, sabbia, gesso, corteccia e muschio – e mostrando una vivace e inedita consonanza con le poetiche dell’espressionismo astratto, come anche dell’informale e dello spazialismo, che reinterpreta con una cifra stilistica profondamente lirica e personale.”

NICOLETTA PAVAN,
critico d’arte

Au(C₆H₁₀O₅)n Personale di Chezia Pinna

“La bellezza di una poesia, sta nel rappresentare quella linea di
separazione che celebra il piacere al retrogusto di dolore”.
Fabio Piana

Potresti prendere una pistola e sparare alle opere, ma la loro superficie resisterebbe anche alle navi da combattimento dei bastioni di Orione.

Chezia Pinna vive e opera in Emilia Romagna, la sua arte è il risultato dei processi chimici dell’esistenza, sintetizzatati in una formula che rappresenta l’essenza dei materiali utilizzati per descrivere il suo
universo interiore:

Au(C₆H₁₀O₅)n

Acciaio cor-ten, licheni norvegesi, quarzite, pietra pomice, foglie d’oro, corteccia, cemento, colla, colori ad olio, tutto magistralmente orchestrato per un risultato voluto e riuscito. L’esternazione è controllata e niente è lasciato al caso, ogni opera è la spiegazione di
un’esperienza e la sua interiorizzazione.

CheziaPinna Diptych Golden Scratches (1)
Pensi sia uno smalto scheggiato, oppure uno smalto sulle schegge,
forse il mosaico dei resti di uno stato d’animo dal quale emerge il
tesoro delle cicatrici: un concetto dove anche Paris Hilton oltre
all’immagine, ha un cuore.

L’artista utilizza inconsapevolmente il rituale del cerchio, solitamente
accostato alla magia e alla psicologia, nel quale tramite la creazione artistica si forma uno spazio dove il caos, i traumi, la gioia, l’estro, le emozioni, vengono domati sino ad acquisire un ordine (basti pensare ai mandala nel Libro Rosso di C.G.Jung).

Una caratteristica innovativa e fondamentale delle opere “Green” (opere con il muschio) è l’utilizzo dei licheni, poiché trasformano il concetto di opera d’arte immortale, la condition report non dipende più dal luogo di conservazione, piuttosto dalla cura che viene dedicata
ad ogni opera. Il periodo vitale dei licheni è limitato (il muschio in media ha una durata di dieci anni), l’opera muta e contiene in sé il ciclo della vita, quindi è scelta di colui che la possiede, se lasciarlo singolo, o rinnovarlo.
Negli anni scopri che da qualche parte, nei tagli di Fontana è cresciuto qualcosa.
Infatti non sono gli stessi tagli, più cruenti e viscerali, questi, si sono rimarginati, alcuni riprendono vita, altri si fossilizzano, lo spazio e il tempo che si ritrovano nuovamente tutti nello stesso posto. Del resto, è necessario uno scontro tra stelle di neutroni per far nascere l’oro.

Guida alla visita:
Da una tonnellata d’acqua di mare è possibile estrarre un milligrammo d’oro, in proporzione lo stesso lavoro fa l’artista su se stessa per estrarre le opere.
La personale di Chezia Pinna si sviluppa in un percorso di 8 tele da vedere, annusare, toccare, sono opere vive e richiedono un’interazione.
Per quanto astratte e concettuali, hanno tutte un aspetto figurativo, esprimono loro stesse (graffi, mosaici, nebulose) lasciando allo spettatore libero spazio all’emozione interpretativa.

La differenza tra arte e design:
Eric Satie scrisse la musique d’ameublement, musica d’arredamento. Le opere di Satie sono partiture di alta qualità e ingegno, se non fosse stato il compositore, nessuno si sarebbe azzardato a denominarle in quel modo. L’intenzione era quella di utilizzare un linguaggio
semplice, che facesse sentire a proprio agio l’ascoltatore. Così le opere dell’artista, nella trasposizione 2.0 di Satie, giovano alla vista e al confort dell’occhio, nel contempo hanno un’anima, un’estetica facile da indossare, una violenza delicata, un assassinio elegante, uno stupro romantico.

Tagli in fogli di Cor-ten lasciati alle intemperie, cicatrizzati con lo scontro tra stelle di neutroni, solchi verticali che nel processo della vita hanno creato separazioni, dure come cortecce nelle quali è cresciuto il muschio, sopra il quale si può camminare scalzi senza più sentire quel ruvido pungente che fa perdere l’equilibrio. Quando è arte, prescinde l’artista, ma comunque, avra sempre bisogno del suo creatore, anche se sarà solo la mano che realizza un pensiero che già esiste.
Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, i raggi B mentre balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
Tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia […]
Blade Runner

Testo critico: Giosuè Deriu

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